Difesa personale e arti marziali


Capita spesso di vedere nei diversi volantini pubblicitari di svariate palestre e scuole di Arti Marziali, la divisione fra “Arti Marziali” e “Difesa Personale”, alcuni includono anche: “Difesa Personale per Donne” come se ...

la pratica di un Arte Marziale fosse incentrata non sulla Difesa Personale ma su un altro obbiettivo che lascia la pratica difensiva senza spiegazioni.

Quando si parla di Arti Marziali, s’intende sì, la pratica di una specie di “filosofia di vita” come la chiamano i sognatori poeti e i filosofi speculativi, ma insieme a questa “pratica di vita”, non s’impara soltanto un bel movimento che vediamo nel Kata o nel Tao Lu, nè la teoria di combattimento per cui vale la frase: “è meglio colpire così anzi che così” o ancora: “a una tecnica di calcio, io rispondo bloccando così…”. E no, perché praticare un Arte Marziale, vuol dire praticare l’Arte della Guerra, la quale è sempre in continuo mutamento.

Quando s’impara l’Arte della Guerra, ogni praticante deve capire ed assimilare fin dalle prime lezioni che, un qualsiasi pugno che riuscirà a sferrare in combattimento deve essere sufficiente non a mettere K.O. l’avversario, ma ad ucciderlo, il quale è diverso. Quando capisci che la tua mano non è una mano qualsiasi, allora capisci perché quella tua mano non la dovrai mai usare contro un'altra persona perché genereresti del male intorno a te, il quale non fa danno soltanto all’esterno di te ma anche all’interno di te stesso, è soltanto quando si raggiunge questa consapevolezza che ciò che si pratica non è più uno Sport da Combattimento o una semplice tecnica di Difesa Personale, ma è soltanto in quel momento, quando capisci le tue potenzialità di fare del male, che puoi preferire di fare soltanto il bene praticando le Arti Marziali, da questo le Arti Marziali sono conosciute come la Via della Pace.

Stando a tutto ciò si può vedere che praticare un Arte Marziale include già in sé stesso la pratica della Difesa Personale, per cui dividere le due assomiglia ad un riduzionismo matematico scientifico, proprio del pensiero occidentale, ecco perché i veri maestri non desiderano insegnare a tutti gli occidentali, ma questo è un altro argomento.

Se invece di insegnare l’Arte della Guerra come Arte Marziale, lo si insegna come semplice pratica sportiva sono i praticanti stessi a correre un grave rischio.

Praticare uno Sport da Combattimento o seguire un corso specializzato di Difesa Personale, non rende cosciente il Praticante delle sue potenzialità assassine, ma li fa credere che colpire una persona, un suo simile, è qualcosa di giusto dettato dal suo essere il “più forte”, dettato quindi dal suo proprio ego. “la Tigre uccide per mangiare e per non essere uccisa” con questo intendo che la violenza gratuita è cosa da stolti e quindi di falsi praticanti di Arti Marziali.

In natura la Guerra è una costante, ma la guerra della natura non segue la regola del “ego”, ma segue la regola del mutamento, ecco dove è l’errore. Se  vado a combattere soltanto per dimostrare che sono il più forte in una certa categoria, controllata dal peso e dalla tecnica, allora divento un praticante farlocco, perché agisco seguendo il mio proprio ego, quindi prima o poi troveremo qualcun altro ancora più stupido di me, con un ego ancora più grande il quale mi riempirà di lividi. Se invece vengo a combattere con l’idea che il mio avversario non vuole ne una medaglia, ne una coppa ma la mia vita, allora il mio approccio al combattimento sarà diverso.

Quindi la pratica vuota della Difesa Personale, di uno Sport da Combattimento, non potrà mai generare dei buoni praticanti di Arti Marziali, ne dei buoni elementi cittadini, essi genereranno soltanto sofferenza e disordine intorno a loro stessi, per cui è un male da eliminare al più presto. Questi non sono tempi di pace, perciò è  meglio allenarsi con serietà all’Arte Marziale.

 

Difendersi o combattere non sono concetti alieni alla pratica delle Arti Marziali, chi li divide inganna se stesso e gli altri, chi non li pratica nella sua completezza come Arte Marziale, non conosce le proprie potenzialità e il pericolo che può diventare, chi invece segue la Via della Guerra, conosce se stesso, le proprie capacità e ne diventa cosciente.