Sull'uguaglianza degli opposti

Abbiamo tutti esperienza di ciò che appare uguale e ciò che invece non lo è, esperienza talmente palpabile che d’improvviso diventa impercettibile, poiché l’abitudine non ne valuta più la reale importanza. Eppure dall’origine delle prime civiltà l’animo umano, il suo intelletto ...

ha cercato in ogni modo di esprimere attraverso le umane parole e simbolismi vari come, non vi è al mondo due oggetti in verità uguali e altrettanti del tutto differenziati. Alla domanda “quali sono gli opposti?”, i fantastici filosofi del new age risponderebbero: “sono lo Yin e lo Yang del tao, dove yin è femminile e yang è maschile.” E fin qui nessun problema, ma cerchiamo di andare oltre la scolastica affermazione  riguardo ciò che è di per sé yin e di ciò che è di per sé lo Yang:

Possiamo definire ciò che esiste e ciò che non esiste. Questa è una capacità tutta umana , dimostrazione insostituibile del miracolo dell’intelletto, poiché non troverete altra pianta o bestia in grado di definire ciò che non esiste (almeno nel nostro mondo), è proprio la nostra capacità di esprimere il non essere che ci rende intelligenti. Essere e non essere sussistono quindi nell’universo, un universo governato da leggi che a mala pena abbiamo da poco cominciato a comprendere, ma intuitivamente i nostri antenati hanno espresso in sottili affermazioni, la cui banalità le rende universali alzandole al limite dell’etereo esempio d’intelletto. Vi è un errore di fondo però, un errore al quale non possiamo sfuggire poiché se lo facessimo, simili saremmo al grande architetto del mondo e non più uomini se non dèi perderemmo l’interesse della ricerca. Questo errore è il definire il non essere in base alla nostra esperienza dell’essere, e nessuno né i più nobili animi del passato, né il più alto intelletto attuale può sfuggire a questa trappola del mondo, una trappola che ci rende semplicemente uomini.
Ora, proprio per il fatto che siamo costretti a seguire questo nobile errore, a cadere in questa deliziosa trappola, cercherò di attenermi alla definizione di ciò che è e scrutare al suo interno, quale amante impavido ossessionato nella sua estrema conoscenza.
Il Reale.
Il primo sforzo col quale il nostro intelletto  deve fare i conti è la consapevolezza della distinzione della realtà, la quale può facilmente essere divisibile in due: La realtà naturale, ovvero che esiste di per sé in quanto naturale disegno del sommo architetto e la realtà artefatta, quale realtà creata, interpretata e esistente unicamente in relazione all’uomo e al suo intelletto. All’interno di questa realtà che è somma assoluta di essere e non essere possiamo stabilire la presenza degli opposti, diversi cioè dagli opposti assoluti (essere e non essere).
Gli opposti del reale condividono più similitudini che differenze: entrambi sussistono solo se in presenza dell’altro, si alternano con moto svariato ed imprecisato, di rado sfiorando l’equilibrio, sovente prevalendo l’uno sull’altro senza mai vincerlo del tutto. Sono diversi in tutto e per tutto e proprio per questo sono ancora più uguali, indissolubili amanti eternamente innamorati e fallimentalmente indipendentisti.
La realtà che è di per se appare a noi quali sovrastante forza trasformativa, ingovernabile impetuosa giumenta dall’indomito animo, dalla colossale presenza. Di essa l’uomo può ricercarne conoscenza anche se, ad oggi, con scarsi risultati. In questa realtà gli opposti ci appaiono  alla pari dei ciclopi o degli ecatonchiri: forze talmente inumane da non avere la benché minima parvenza di moralità e nobiltà … di umanità. La loro alternanza si dimostra discontinua, imprevedibile ed immutabilmente mutabile.
Della realtà artefatta l’uomo gioca come un bambino che scopre il rumore sbattendo “le cose” al suolo. Gli opposti diventano di gestibile dimensione …
 
***Articolo pubblicato per la prima volta nel bolg L'albero che non dà Ombra in data: 10.03.2015 11:23 ***