In verità esistono solo bugie

***Questa, è una parte del saggio "Sulla Metafisica della Morale" del M° Jaime Luis Vizconde, l'articolo è di proposito mostrato solo in parte***
Molto tempo fa, mentre ero immerso nelle mie letture pomeridiane, la quiete della stanza fu squassata dall’arrivo repentino di un uomo, nel suo volto l’espressione della frustrazione, nella sua parola la certezza della sua esperienza e, nel suo animo, l’amarezza della consapevolezza di ciò che andava affermando.
tutti mentono!” ...
Aveva offerto la sua vita alla ricerca del bene, il suo nobile e paziente animo era, non fiducioso ma speranzoso, egli  aveva la speranza, pur vaga e minima che sia mai stata, di compiere il bene affinché, quale un nuovo virus, quasi simile all’olio appena caduto sulla maglietta, si spandesse nella società, egli credeva che se un uomo agiva nel bene, compiva il bene, altri lo avrebbero imitato, ed il bene si sarebbe sparso nella sua comunità.
Non è forse al bene, che l’animo umano tende? No.
Tutti mentono, io sono come tutti e quindi mento. Un sillogismo che avrebbe fatto sorridere Aristotele.” Una frase appena mormorata tra le labbra, anche la sua ultima certezza era svanita. Cos’era un uomo se non poteva fare affidamento alla sua stessa parola?
Quell’uomo era mio padre.
Quella banale affermazione fu accantonata in quella parte di memoria dedicata al ricordo, e credetti che il demone del dubbio fossi finalmente sconfitto e allontanato dal sapere, dalla conoscenza certa prodotta dallo studio scolastico delle scienze, là dove lo stesso Descartes quattro secoli prima aveva stabilito le fondamenta di un metodo che apparve universale, veritiero.
Gli anni son passati, l’esperienza anche, cominci a guardarti in dietro e la strada fatta appare certamente più lunga rispetto a quella che scorgi all’orizzonte luminoso. Pensi al passato mentre la marcia trionfale di Verdi risuona in testa, guardi il presente ed è l’Adagio di Albinoni che prende il sopravvento. Stiamo morendo e molti di noi non sono altro che morti vaganti ancora in un mondo che crede di essere vivo.
Dubium sapientiae initium
E’ davvero così, è il dubbio l’origine della sapienza? Descartes dubita, egli riconosce l’origine della ricerca del suo metodo dal fatto di riconoscere in sé il dubbio e i molteplici errori a cui lo studio scolastico lo aveva portato, riscoprendosi un neo Socrate, egli afferma:
Mi trovai intricato in tanti dubbi ed errori, che mi sembrava di aver tratto nel tentativo di istruirmi un unico utile: la crescente scoperta della mia ignoranza.”
Ora dopo che un bel po’ di secoli ci separano da quel mirabile intelletto che è stato, possiamo continuare ad accettare il dubbio quale origine della conoscenza? Guardando al quotidiano, che era poi il lato pratico cui Descartes voleva applicare il proprio metodo, è evidente il fatto che il dubbio in quanto tale sia spinta emotiva, slancio intellettuale verso l’inizio di una ricerca, dal dubbio non può nascere nessuna sapienza se non quella già evidenziata dallo stesso Descartes, ovvero il fatto di dubitare.
Una volta che dubitiamo, possiamo scegliere se ingaggiare la sfida intellettuale appena nata o limitarci a giocare in mezzo al dubbio con certezze altrettanto fallimentari.
Il fatto è che una volta “risolto” il dubbio, ed acquisita una certa conoscenza l’uomo è ancora in possesso di un'altra arma contro l’umanità: il suo libero arbitrio.
Col libero arbitrio l’uomo sceglie di ingannare, sceglie di mentire ed è impossibile dubitare del fatto che l’uomo mente, e mentirà costantemente, quotidianamente, instancabilmente. Non già per scelta, ma perché facente parte della natura stessa. La quale è la più grande ingannatrice al mondo.
La bugia della natura
Le nostre scienze si sono ampiamente impegnate a ritrovare la verità nascosta all’interno della natura, la sostanza alla base di tutte le cose e le leggi che la controllano, orbene, più ci sforziamo nella ricerca della verità ultima, più i nostri traguardi scientifici ci dimostrano come in verità non sia tutto una semplice bugia naturale. In natura ogni cosa mente: Una semplice farfalla ha il bisogno di mentire per sopravvivere, noi la chiamiamo mimetizzazione (dal greco io imito) ma i geometridi “sanno” che è questione di vita o di morte, affidano così la loro intera esistenza alla loro bravura nel mimetizzarsi col terreno, le foglie e cortecce degli alberi, la loro sopravvivenza come specie passa attraverso la naturale capacità di mentire.
Talvolta appare divertente come, ad esempio, l’amore per l’antropomorfismo abbia portato diverse persone ad attribuire ai cani, qualità e atteggiamenti prettamente umani, questo smisurato bisogno di sentirsi amati gli ha portati a battersi, anche con una certa fierezza, pur di sostenere l’infantile credenza che il cane,  lo ricambi dell’amore, che essi cercano di trasmettere loro. Ora, benché l’argomento “amore” sia già ampiamente studiato nel mio “Apologia dell’amante”*, basterà qui ricordare come, possiamo affermare che l’amore sia risultato di una percezione elaborata ed studiata da un intelletto pensante, in grado di possedere il libero arbitrio: Io affermo di “amare”, perche percepisco in me delle trasformazioni emotivo fisiologiche, le quali interpreto o cerco di rispondermi attraverso la parola “amore” (in pratica potrei benissimo chiamarlo bisogno di cioccolata, sarebbe uguale, ma il nostro innato romanticismo lo chiama amore). Possiamo quindi notare come per principio di evidenza il cane non possieda il “pensiero” in qualità del fatto che non possiede neanche il libero arbitrio, deducibilmente lo stesso cane non potrà quindi interpretare le sue informazioni sensoriali in definizione di terminologie simili al concetto “amore”, quel che noi, esseri umani facciamo è attribuire al cane delle qualità prettamente umane, ci inganniamo consapevolmente  pur di credere che il cane ricambi il nostro amore con “amore”. Quel atteggiamento amorevole che il cane manifesta verso il padrone non è altro che semplicistico istinto di sopravvivenza, nonché riconoscenza del “maschio alfa” del clan: per ogni cane, il proprio padrone non è altro che il maschio alfa del suo sistema chiuso, la strategia di dimostrare reverenza ed “affetto” verso il padrone non è affatto diversa dal cercare di ingannarlo costantemente, quotidianamente, pur non facendolo con l’intento stesso di ingannare, poiché ovviamente il cane non può scegliere di ingannarci, semplicemente lo fa. Ecco quindi la naturale bugia, quasi fisiologica e certamente necessaria ai fini della sopravvivenza dell’essere inferiore.
La bugia della natura umana
“La loro bocca dice menzogne
E alzando la destra giurano il falso.”
Preghiera del Re per la vittoria e per la pace
Cos’è l’uomo? Qualcuno disse è un bipede nudo ed ebbe in risposta un pollo spennacchiato lanciato in faccia. Qualcuno altro affermò la dualità  e la separazione tra l’uomo materia e l’uomo idea, ed infine un altro lo superò riunendo la dualità e unificandola affermando che reali sono gli individui e che nella realtà va ricercata la vera essenza.** Da allora in molti ci siamo chiesti cos’è l’uomo, taluni rispondendo in base ad specifiche caratteristiche quali: l’uomo è un animale sociale, l’uomo è il lupo di altri uomini, ecc … Ed ognuna di queste affermazioni si avvalgono della qualità di apparire più o meno corrette e valide, ma un affermazione che non sia supportata dall’evidenza concreta e indiscutibile che essa sia tale, un affermazione alla quale si trovi uno ed uno soltanto  dubbio non è vera,  quindi noi possiamo dire è vero che l’uomo è un animale sociale, ma l’esperienza ci dimostra come in lungo ed in largo nella storia delle civiltà si siano sviluppati i movimenti asceti, evidenza del fatto che l’affermazione uomo sociale non è del tutto vera. L’uomo è il lupo di un altro uomo, è un affermazione che appare veritiera, ma possiamo trovare prove e dimostrazioni che almeno una volta, almeno u solo uomo è mai stato “buono”, quindi anche questa affermazione non è del tutto vera.
L’uomo è un bugiardo. Signori, non troveremo modo per smentire questa affermazione, non si è mai dato il fatto che sia esistito un uomo il quale non abbia mai mentito. Tutti, mentiamo. Io affermo quindi l’uomo è un animale  che mente, alla pari del cogito, l’uomo non solo è colui che pensa, ma è anche e soprattutto colui che mente. Da questa proposizione …
*Con il nome di “Apologia dell’amante” sono raggruppati una serie di scritti propri del M° Jaime Luis Vizconde, dove viene studiato e analizzato l’argomento dell’amore, sia da un  punto di vista storiografico, che da quello psicologico, metafisico e fisiologico.
**Se riconoscete a chi mi riferisco, segnalatelo nei commenti e mi complimenterò con voi pubblicamente.
 
***Articolo pubblicato per la prima volta nel blog: L'albero che non dà Ombra, in data: 16.09.2015 15:54 ***