Il tao secondo il maestro Jaime Vizconde


Dietro il cordiale invito della redazione de L’Iniziazione* è con grande piacere che colgo l’occasione di scrivere per questa rubrica dedicata al taoismo filosofico e pratico. Sono Jaime Vizconde, discendente diretto del t’ien Shih (celeste maestro) Liu Xi Fong, insieme al quale ho potuto studiare per dieci anni la cultura e i metodi taoisti della sua scuola... In questi articoli cercheremo di esporre a grandi linee la filosofia del taoismo così come mi è stata trasmessa, in modo da offrire ai nostri lettori uno sguardo diretto su principi, metodi e tecniche tramandati nel tempo dai vari “celesti maestri” del Tao.
Il Tao: la legge della natura
Il Tao, corrispondente all’ideogramma  道  spesso tradotto con i termini “via” o “sentiero”, è da tempo studiato dagli storici come una religione dell’antica Cina e viene talvolta definito come filosofia di vita, anche se già nei primi versi del Tao te Ching, Lao Tze, uno dei tre padri “fondatori” della dottrina taoirsta, afferma: “la Via veramente via, non è una via costante. I termini veramente termini, non sono termini costanti”, per indicare l’inafferrabile essenza del Tao stesso e la sua esistenza in tutte le cose. Tale concetto si ritrova similmente espresso dagli antichi pensatori greci quali Parmenide, Empedocle ed Eraclito che lo definivano rispettivamente Essere, Sfera e Logos. Essi individuarono quindi l’intima essenza di tutte le cose nell’Uno, come realtà suprema, trascendente qualsiasi connotazione spazio- temporale. Quasi nello stesso periodo (IV-V sec. a.C.) la ricerca del pensiero filosofico cinese giunse a risultati simili.
Gli antichi Maestri insegnano come il tao è l’eterna forza che permea di sé l’universo, forza indipendente e al di là di ogni morale umana, ma capace di far sviluppare pienamente tutte le cose.
Oggi il taoismo o DaoJiao,   道敎   (insegnamento del tao) viene studiato quale religione panteistica e monistica, i cui seguaci sono organizzati in una chiesa Taoista, in contrasto con la tradizione più classica nonché con gli stessi insegnamenti del taoismo delle origini, che negano una qualsiasi organizzazione verticistica di tipo ecclesiastico.
La Nascita del Taoismo
L’antica sapienza cinese fu sistematizzata nella speculazione filosofica condotta dall’anziano maestro Lao Tze, personaggio la cui esistenza reale è ancora discussa dagli storici, ma che secondo la tradizione fu un contemporaneo leggermente più anziano di Confucio. Lao Tze scrisse in tarda età un testo di appena 5000 “parole” lasciando ai posteri un opera di immenso valore culturale e dalla quale si sarebbe poi sviluppata tutta la ricerca filosofico-sapienziale del taoismo stesso. Dopo Lao Tze è opportuno ricordare i maestri Chuang Tze e Lie Tze, le cui opere insieme al Tao Te Ching hanno costruito le fondamenta del taoismo.
Molti dei principi e delle teorie che verranno sistematizzati ed esposti in un unico corpo tematico da Lao tze, erano già presenti molto più anticamente in testi e tradizioni, come nel caso dell’Yi Ching, il classico libro dei mutamenti, dove ad esempio è possibile intuire l’esistenza dello Ying- Yang, anche se questi due principi non verranno mai chiaramente definiti se non in periodi successivi.
Tai Chi Tu
Nell’immaginario comune il taoismo è rappresentato da uno dei simboli più potenti di tutto l’oriente, il Tai Chi, più comunemente  (ed erroneamente) chiamato Tao, il cerchio formato dall’immagine stilizzata di due pesci che si muovono l’uno dietro l’altro, rispettivamente di colore nero e bianco, con al proprio interno una piccola sfera di colore opposto. Il Tai Chi Tu o diagramma Tai Chi è invece una semplice teoria utilizzata dalle scuole taoiste per tramandare gli insegnamenti del tao, dottrina che mira a rispondere alla domanda sull’origine di tutte le cose.
Secondo la dottrina del tai Chi Tu, in principio vi era unicamente il WuChi, traducibile come vuoto o perfetta vacuità, dal quale successivamente scaturirono due “forze” che per comodità vengono chiamate Ying e Yang. Queste forze cominciarono ad alternarsi attraverso un incessante movimento fino a trovare un giusto equilibrio, uno stato che chiameremo Tai Chi o grande principio, rappresentato appunto con un cerchio diviso in parti uguali da una linea a forma di “S” in cui ogni metà, rispettivamente di colore nero e bianco, contiene al suo interno il principio del suo opposto, esprimendo in questo modo la costante e immutabile legge del mutamento.
Ying e Yang
Analizzando il Tai Chi Tu è necessario cercare di comprendere i principi di Ying e Yang, i quali tradotti letteralmente indicano la parte in ombra della montagna e la parte in luce della montagna. Ying e Yang, appartenenti alla totalità dell’Uno, coesistono in natura in un perfetto stato di equilibrio. In questo modo qualsiasi cosa, animale, vegetale o fenomeno naturale è il risultato dell’incessante movimento di Ying e Yang e considerare un solo aspetto senza il suo opposto risulta quindi impossibile: “Non è possibile conoscere il giorno, se non si parla della notte, così come non è possibile conoscere la notte se prima non si parla del giorno” Liu Xi Fong.
L’equilibrio del costante alternarsi di Ying eYang permette quindi che ogni cosa si sviluppi pienamente seguendo la via di natura, mentre un intervento esterno al movimento di Ying e yang potrebbe generare uno squilibrio tale da provocare disastri, malattie o altre catastrofi.
Con il passare del tempo le varie sette taoiste tramandarono ai propri adepti diverse discipline per mantenerel’equilibrio di ying e Yang nei più svariati campi della vita umana, dall’alimentazione al lavoro, dalla medici al sesso, dalle arti marziali allo studio dell’arredamento e della disposizione della casa. Ogni aspetto dell’essere umano sarà quindi analizzato e studiato seguendo il semplice principio di Ying e Yang, e riuscendo a padroneggiare il suo movimento si riuscirà a mantenere lo stato più favorevole all’adepto.
Nei prossimi articoli cercheremo di approfondire quindi lo studio e l’applicazione dei vari principi taoisti alla vita di tutti i giorni.
 
Questo articolo è stato pubblicato presso la rivista L’Iniziazione bimestrale N°6 – Mag/Giu. 2010